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Minorenne di Spoleto vuole abortire senza interpellare i genitori, la legge 194 alla Consulta

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La legge 194 sull'aborto al vaglio della Consulta: il 20 giugno la Corte Costituzionale esaminerà la norma a seguito del ricorso presentato dal Tribunale di Spoleto lo scorso gennaio che ha chiesto l'esame di costituzionalità dopo la richiesta di una minorenne di abortire senza coinvolgere i genitori. In particolare, l'articolo su cui la Consulta è chiamata a pronunciarsi in Camera di Consiglio è il numero 4. 

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Non c'è l'alcol test? Al guidatore ubriaco si imputa solo la violazione meno grave

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Se non è possibile stabilire, con sufficiente precisione, lo stato di ebbrezza, il trasgressore deve essere punito secondo la violazione meno grave. La Cassazione, con la recente sentenza del 14 maggio scorso (Sez. IV, n. 18234), torna a pronunciarsi sulla guida in stato di ebbrezza, giudicando del caso di un uomo condannato, sia in primo che in secondo grado, ad un mese di arresto, 900 euro di ammenda e un mese di sospensione della patente di guida per aver guidato in stato di ebbrezza e essersi rifiutato di sottoporsi all’alcool test.

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Niente sospensione della patente per chi guida ubriaco una bicicletta

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Se l’uso della bicicletta non salva il conducente ubriaco dalla condanna per guida in stato di ebbrezza, non fa scattare però la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del 19 Marzo scorso (n. 10684/2012), con la quale ha deciso il caso di un padre condannato all’arresto di un mese e mezzo (e mille euro di ammenda) per essersi messo alla guida di un velocipede, portando con sé anche il figlio minore, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, tanto da risultare al test alcolemico molto oltre la soglia massima obbligatoriamente prevista dalla legge. L’uomo ricorre in Cassazione deducendo l’eccezione di incostituzionalità dell’art. 186 C.d.S., con riferimento all’art. 3 della Costituzione, con riguardo alla prevista applicazione della sanzione amministrativa per tutti i casi di guida di un veicolo in stato di ebbrezza senza differenziare tra la guida di un mezzo a motore e quella di uno a pedale. 
In realtà la Corte respinge tale doglianza poiché palesemente irrilevante, dal momento che la sanzione accessoria non era mai stata irrogata all’uomo. Allo stesso tempo, però, i Giudici di legittimità ritengono, decretandolo, che la misura della sospensione della patente non possa mai applicarsi nel caso in cui la violazione si realizzi ponendosi alla guida di un mezzo per il quale non è prescritta alcuna abilitazione alla guida.

 

 

L’ANAS non risarcisce il danno causato dai cani abbandonati

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L’ANAS non è responsabile dell’incidente  causato in strada dai cani abbandonati. Lo sottolinea la Cassazione, sottolineando che la società non è tenuta ad una vigilanza 24 ore su 24 e che, in ogni caso, la presenza di cani in una autostrada non può certamente essere prevedibile.
Così la terza Sezione Civile ha respinto il ricorso di una donna campana, che in autostrada era finita contro un guard rail per evitare due cani sbucati all’improvviso; l’automobilista aveva chiesto i danni alla società autostrade, denunciando in particolare la responsabilità per mancata manutenzione della recinzione dell’arteria stradale. La Corte di Cassazione conferma la censura della Corte d’Appello partenopea, che aveva respinto la richiesta risarcitoria della donna per la sussistenza del caso fortuito; secondo i giudici di Palazzo Cavour, infatti, il probabile abbandono dei cani da parte di un terzo, desunto dalle presenza nelle adiacenze di un’area di servizio e dalla mancanza di una via di fuga per gli stessi, poteva ben dirsi un fatto imprevedibile ed inevitabile nel suo accadimento repentino – e per questo idoneo ad escludere la responsabilità dell’ANAS - non potendosi pretendere un continuo controllo della sede autostradale onde impedirlo.

 

Sì all’indennizzo per i danni del vaccino contro il morbillo

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Hanno diritto ad un indennizzo tutti quelli che hanno subito danni irreversibili a seguito di vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Dopo il caso sollevato dal Tribunale di Ancona per una bambina che, a seguito del vaccino contro il morbillo (“Morupar” poi ritirato dal commercio), aveva avuto una necrolisi epidermica tossica, con trombosi venosa della femorale iliaca, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 107 del 26 aprile scorso ristabilisce un equilibrio tra il danno provocato e la causa scatenante e dichiara illegittimo l’art. 1 comma 1 della legge 25.02.1992 n. 210 (indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati) nella parte in cui non prevede il diritto ad un indennizzo anche per i danneggiati dal vaccino contro le malattie infettive del morbillo, la parotite e la rosolia. In presenza di diffuse e reiterate campagne di comunicazione a favore della pratica di vaccinazioni, sostiene la Consulta, la scelta adesiva dei singoli di sottoporsi al trattamento raccomandato, al di là delle particolari e specifiche motivazioni, è di per sé obiettivamente votata alla salvaguardia anche dell’interesse collettivo. 

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Condannato il politico che voleva farsi rimborsare lussi e massaggi

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Commette truffa il politico che si fa rimborsare le spese per locali di lusso e massaggi. Così è stato condannato, per truffa e minaccia,  a 7 mesi di reclusione ed interdetto per un anno dai pubblici uffici il Presidente di un Consiglio comunale di un paese del sud Italia che, recatosi in missione a Milano alla “Borsa internazionale del turismo” per conto del municipio, oltre alla modica cifra di € 2.500,00 per la trasferta, aveva preteso dal dirigente del servizio economato di essere rimborsato  di quanto speso per una cena offerta a persone “estranee all’amministrazione” in un ristorante di lusso meneghino, nonché degli esborsi per costumi da bagno, pedicure e manicure nel centro benessere di uno degli hotel più famosi di Milano.
La Corte di Cassazione con la sentenza 8094/2012 conferma la decisione della Corte Territoriale, ritenendo che i rimborsi richiesti per il soddisfacimento di esigenze strettamente personali hanno natura chiaramente indebita  e giustificano, conseguentemente, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Cinquantenne risarcito dal padre per mancanza d’affetto

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Ha vinto la battaglia legale condotta contro il padre un cinquantaquattrenne di Catania che aveva richiesto al genitore di essere risarcito per il mancato affetto di cui si era reso responsabile. E così la Cassazione ha riconosciuto il risarcimento danni a favore di un catanese il cui padre, nel 1958, venuto a conoscenza del concepimento di un bimbo da parte della donna con cui aveva avuto una relazione, aveva interrotto ogni rapporto con questa, anche in seguito, di riconoscere il figlio e di mantenerlo.

La Prima Sezione Civile – sentenza n. 5652 del 10.04.2012 – specifica come non possa dubitarsi che il disinteresse dimostrato dal genitore nei confronti di un figlio, protrattosi per lunghi anni e connotato, quindi, dalla violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, possa determinare un “vulnus” dalle conseguenze di entità rimarchevole ed anche, purtroppo, ineliminabili, a quei diritti che, scaturendo dal rapporto di filiazione, trovano nella carta costituzionale e nella disciplina internazionale un elevato grado di riconoscimento e di tutela. 

Il Tribunale di Catania, già nel 2006, aveva quantificato tale risarcimento in 25 mila euro, convalidato dai Giudici di Piazza Cavour, e qualificato come l’equivalente dei danni esistenziali patiti nel periodo compreso fra il raggiungimento della maggiore età ed il momento in cui non era più configurabile un obbligo di mantenimento.

 

 
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