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Anche il padre-studente ha l’obbligo di mantenere la prole

Casi Giudiziari

Essere un giovane padre universitario e dimostrare di non avere capacità economica non esonera il genitore dai doveri dai doveri imposti nei confronti della prole. E così la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 34481/2012, ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione di un giovane uomo di 33 anni, non sposato ma padre di 3 bambini, una femmina e due maschietti, ai quali, durante i primi tre anni di vita, aveva negato gli alimenti. La donna da cui aveva avuto i bambini era ricorsa all’autorità giudiziaria per veder riconosciuto il diritto dei figli al mantenimento che il padre avrebbe dovuto versare. Il ragazzo aveva iniziato a pagare 150 euro al mese solo dopo la pronuncia del Tribunale dei Minorenni, per poi contestare, in Cassazione, la condanna inflittagli nel novembre 2010 dalla Corte d'Appello di Milano, per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori.  L’uomo si era difeso censurando la condotta della Corte per non aver considerato "in alcun conto la sua oggettiva impossibilità di provvedere al mantenimento dei figli per mancanza di ogni reddito, essendo, all'epoca, studente". 
La Cassazione risponde senza mezzi termini sentenziando che "la semplice situazione di difficoltà economica non è sufficiente a far venir meno l'obbligo di assistenza e contribuzione nei confronti dei figli”, rilevando, peraltro, come  l'imputato non avesse neppure dimostrato di avere tentato di ottenere una occupazione lavorativa per far fronte ai suoi obblighi, ma avesse, piuttosto, preferito rimanere a casa dei genitori, lasciando alla madre dei suoi figli il carico di provvedere sia alla loro cura, che al loro mantenimento. Il Giudice nomofilattico, addirittura,  ha intimato allo studente-padre di smetterla di lamentarsi per la condanna, vista la "gravità della condotta omissiva protrattasi per tre anni" e considerato il "trattamento benevolo del giudice di primo grado", che gli aveva concesso le attenuanti generiche. Alla fine gli Ermellini non hanno concesso neanche la sospensione condizionale della pena, ma hanno subordinando il beneficio al pagamento di quasi 19 mila euro come risarcimento danni per le mancanze affettive ed economiche di cui l’uomo si era reso responsabile

 

 
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