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Legittimo il licenziamento di un dipendente sorpreso a lavorare in discoteca

Casi Giudiziari

Deve dirsi legittimo il licenziamento del lavoratore che, durante lo stato di malattia, viene sorpreso a lavorare in discoteca come addetto alla sicurezza, anche se per un solo giorno. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 16375/2012, confermando la sentenza di Appello di Trento, e rigettando il ricorso di un uomo affetto da “cefalea in sinusite frontale riacutizzata”, una patologia ritenuta dai giudici tridentini non “compatibile con lo svolgimento di una attività che, come quella del sorveglianti di discoteche, richiedeva piena efficienza e prestanza fisica”.Per la Suprema Corte, infatti, anche se “non sussiste nel nostro ordinamento un divieto assoluto per il dipendente di prestare attività lavorativa, anche a favore di terzi, durante il periodo di assenza per malattia”, tuttavia un simile comportamento può integrare una giusta causa di recesso quando la nuova attività sia tale da “far presumere l’inesistenza dell’infermità addotta a giustificazione dell’assenza, dimostrando quindi una sua fraudolenta simulazione”; o ancora quando “l’attività stessa valutata in relazione alla natura ed alle caratteristiche dell’infermità denunciata ed alle mansioni svolte nell’ambito del rapporto di lavoro, sia tale da pregiudicare o ritardare anche potenzialmente la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore”. E ciò secondo un giudizio che va fatto ex ante e dunque a prescindere dall’effettivo rientro nei tempi del dipendente in azienda.

Peraltro - chiarisce la Corte -  la compatibilità dell’attività svolta nel corso del periodo di malattia va dimostrata dal lavoratore che, dunque, ha l’onere di provare che quanto fa durante il riposo non allunga i tempi della sua guarigione. Circostanza affatto dimostrata dal ricorrente, che, non solo  ha visto sfumare la possibilità di reintegra, ma è stato anche condannato al pagamento di copiose spese processuali.

 

 

 
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