Get Adobe Flash player
Home Casi Giudiziari Caso Sandri: confermata la condanna del poliziotto per omicidio volontario
Condividi

Caso Sandri: confermata la condanna del poliziotto per omicidio volontario

Casi Giudiziari

È definitiva la condanna dell’agente della Polstrada Luigi Spaccatorella a nove anni  e quattro mesi di reclusione per omicidio volontario doloso del giovane Gabriele Sandri. La vicenda, ampiamente dibattuta su tutti i giornali, è tristemente nota e dettagliatamente ricostruita dai magistrati: la mattina di domenica 11 novembre 2007 un gruppo di tifosi laziali, tra i quali, appunto il Sandri, aveva incrociato all’interno di un’area di servizio autostradale un gruppo di giovani diretti, al seguito della Juventus, a Parma e li aveva aggrediti. L’assalto era continuato violento nonostante i tifosi iuventini avessero cercato di darsela a gambe, persino riparandosi dentro un’autovettura, fino a quando una pattuglia della polizia stradale posizionata sul lato opposto dell’autostrada si era avveduta di ciò che stava accadendo ed era prontamente intervenuta. Il suono della sirena e un colpo di pistola sparato in aria dall’agente Spaccatorella era stato sufficiente a mettere in fuga i laziali, alcuni dei quali, direttisi verso una Renault Scenic, vi erano saliti a bordo e si erano allontanati. È stato in quel momento che Spaccatorella aveva esploso in direzione del veicolo un secondo colpo, che, penetrato all’interno dell’abitacolo, aveva colpito il Sandri provocandone la morte. (continua)

La prima sezione della Corte di Cassazione Penale conferma la decisione della Corte di Assise d’Appello di Firenze: non omicidio colposo – come avevano voluto i giudici di primo grado - bensì omicidio volontario a titolo di dolo eventuale. L'agente era "intenzionato a colpire l'autovettura e non i suoi occupanti", ed ha "agito in condizioni oggettive tali da rappresentargli concretamente anche il rischio, da lui accettato, di attentare all'incolumità fisica altrui, come purtroppo verificatosi". Nelle 22 pagine della sentenza 31449, scritta dal consigliere Antonella Mazzei, la Suprema Corte difende il verdetto di secondo grado della Corte di Assise di Appello di Firenze del primo dicembre 2010, che aveva aumentato gli anni di carcere per Spaccarotella inizialmente giudicato responsabile di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento e punito con solo sei anni di carcere, con pronuncia emessa - tra le proteste - dalla Corte di Assise di Arezzo il 14 luglio del 2009. In base alle massime di esperienza, scrive la Cassazione, "l'esplosione di un colpo di pistola a quella distanza dall'obiettivo, pur costituito dalla parte inferiore del veicolo in movimento, non poteva oggettivamente garantire anche al più esperto tiratore la precisione del bersaglio in relazione al tipo di arma corta (pistola) utilizzata e alle altre peculiarità del caso (presenza della rete metallica e movimento del veicolo)". Con la ragionevole conclusione - prosegue l'Alta Corte - che l'autore dello sparo si rappresentò la possibilità di cagionare un evento dannoso (si pensi solo all'ipotesi in cui fossero improvvisamente transitati, in quel frangente, sulle corsie autostradali, altri veicoli che avrebbero potuto essere attinti dal proiettile in corsa)". "E ciononostante - concludono i Supremi Giudici - Spaccarotella effettuò lo sparo e, perciò, ne accettò tutte le possibili conseguenze". La circostanza che l'imputato - ora in carcere - si rendesse conto dei rischi di quanto stava per fare, è, per la Cassazione, "rafforzata dalla sua specifica competenza in materia di armi e dal servizio di garanzia dell'ordine pubblico da lui prestato, come assistente della polizia stradale, in quello specifico frangente e contesto territoriale".

 
Articoli Correlati
Seguici su Facebook    Seguici su Twitter    Feed Rss Atom    Seguici su Google +    Guarda i nostri video

HOME | MAPPA DEL SITO | POLITICA | ECONOMIA | CRONACA | CULTURA E SOCIETA' | SPORT | LIBRI | DIRITTO E ROVESCIO | CASI GIUDIZIARI

LOGIN | WEBMAIL | LA REDAZIONE