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Praticare sesso estremo con partner inizialmente consenzienti non esclude la violenza sessuale

Casi Giudiziari

Va condannato per violenza sessuale chi impone pratiche sessuali estreme ad un partner, che, pur mostratosi consenziente all’inizio, decide, ad un certo punto, di non “spingersi oltre”. Così la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione a carico di un uomo per le violenze fisiche e le minacce perpetrate a danno della propria partner.  A far approdare la vicenda nelle aule di giustizia era stata una giovane anconetana, che aveva intrattenuto con l’imputato una relazione erotico-sentimentale caratterizzata da pratiche sessuali “particolari”;  la donna lo aveva poi denunciato per violenza sessuale, accusandolo di aver abusato di lei mediante pugni, schiaffi, strette al collo e ai capezzoli e con la minaccia di divulgare filmati che la ritraevano in atteggiamenti sessuali. Per i giudici di merito, alla luce delle parole della giovane, la vicenda era chiarissima: l’ottica di un simile rapporto di coppia, ossia della vittima-carnefice, non poteva rendere sempre e costantemente legittimo il ricorso a pratiche estreme, essendo necessaria l’espressione chiara e ripetuta del consenso. Ma per l’uomo, che aveva proposto ricorso per Cassazione, la decisione dei giudici era sbagliata, non avendo tenuto in considerazione il tenore della relazione, caratterizzata da “pratiche erotiche particolari”, alle quali la donna si era sottoposta volontariamente.

La Suprema Corte (Terza Sezione penale 1.10.2012 n. 37916)  conferma la decisione della Corte d’Appello di Ancona: pur riconoscendo che gli episodi di violenza si erano alternati a rapporti volontari, ricompresi nella “normale” relazione della coppia, gli Ermellini escludono che solo per questo tutti i rapporti violenti avvenuti debbano considerarsi voluti. Anzi, specifica la Cassazione, “è legittimo ritenere che possano coesistere, in una tale relazione, incontri sessuali consensuali con situazioni in cui, per la mancanza del consenso della donna, possono insorgere comportamenti violenti e minacce da parte dell’uomo”. In toto viene dunque abbracciata la linea fornita dalla giurisprudenza, secondo la quale , anche di fronte a relazioni incentrate su pratiche estreme, il consenso del partner deve essere espresso, non solo nella fase iniziale della condotta, ma anche successivamente, essendo possibile sempre un ripensamento.

 
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