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Non bastano le denunce dei redditi a giustificare la violazione dell'obbligo al mantenimento

Casi Giudiziari

La presentazione in giudizio delle denunce dei redditi attestanti lo stato di decozione della propria azienda non giustifica il mancato adempimento dell'obbligo al mantenimento della prole, a meno che la documentazione non sia più che attendibile ed avvalorata da circostanze comprovati l'impossibilità oggettiva totale di attendere alle necessità familiari.
E così la Cassazione, con la recente sentenza n. 36680/2012, condanna a 20 giorni di reclusione e 400 euro di multa un uomo per aver violato gli obblighi di assistenza familiare, omettendo di versare al coniuge, dal quale era divorziato, l’assegno di mantenimento della figlia minore.
L'imputato si era difeso in giudizio producendo le dichiarazioni dei redditi e dimostrando che le imprese da lui gestite avevano subito ingenti perdite.
La Suprema Corte conferma la pronuncia dei Giudici di merito ribadendo, invece, come in tema di violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile e, più in generale, per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la responsabilità per omessa prestazione dei mezzi di sussistenza non può essere esclusa dall’indisponibilità dei mezzi necessari, quando questa sia dovuta, anche parzialmente, a colpa dell’obbligato. Gli Ermellini sottolineano, altresì, che a provare l’impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione deve essere l’interessato, evidenziando come neanche lo stato di disoccupazione può escluderne la responsabilità. 

 
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