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Risponde solo di truffa la guaritrice ciarlatana

Casi Giudiziari

Impaurire delle persone, minacciando il realizzarsi di mali immaginari, per poi vendere inutili rimedi, configura il reato di truffa ma nessuna estorsione, nemmeno tentata. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, con la sentenza 42445/12. Il caso riguardava una donna che, sfruttando la fama di guaritrice, aveva ingenerato in 3 persone il pericolo immaginario di gravi malattie e pericoli gravanti su di loro e le rispettive famiglie; pericoli che avrebbero potuto essere scongiurati – a suo dire - solo grazie al ricorso a rituali magici da essa praticati. L’imputata - condannata nei primi due gradi di giudizio per truffa ed estorsione a 2 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a 600 euro di multa, - aveva presentato ricorso per cassazione, ritenendo non sussistenti le ipotesi criminose ad essa addebitate. Secondo la Suprema Corte il criterio distintivo delle due fattispecie – la truffa e l’estorsione appunto - va ravvisato, laddove il fatto sia connotato dalla minaccia di un male, essenzialmente nel modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima.

Quest’ultima – specificano i giudici di legittimità - cade in errore a causa dell’esposizione ad un pericolo inesistente; cosicché, mentre nella truffa il male viene ventilato come possibile ed eventuale e, comunque, non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta, «in modo che l’offeso non è coartato nella sua volontà», l’estorsione, invece, si configura quando il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri, «onde l’offeso è posto nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato». Nella fattispecie la condotta dell’imputata, è consistita nel’aver ingenerato nelle persone offese il timore di mali immaginari, evitabili unicamente con il ricorso alle esose pratiche magiche, tanto da rimanere assorbita nel reato di truffa. La sentenza impugnata, pertanto, viene annullata limitatamente alla condanna per i reati di estorsione tentata e rinviata alla Corte d’appello per una nuova determinazione della pena. 

 
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