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È reato registrare la conversazione della compagna in casa propria

Casi Giudiziari

Lei parla al telefono con la sorella in casa del fidanzato e lui la ascolta con un registratore; la donna lo denuncia e lui viene condannato. È arrivata fino alla Cassazione la curiosa vicenda di un uomo che aveva posizionato il registratore in casa propria per ascoltare le conversazioni della compagna con la sorella di lei; nei primi due gradi di giudizio i giudici avevano condannato l’uomo per essersi procurato indebitamente notizie relative ad un colloquio intercorso tra altre persone. Ricorre in cassazione l’imputato sostenendo che il posizionamento del registratore era avvenuto nella propria abitazione (luogo che non poteva considerarsi certo privata dimora della donna) e che, dunque, non vi erano i presupposti per una condotta penalmente rilevante. Ma gli Ermellini non sono della stessa opinione: il concetto di “vita privata” – specifica la Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 8762/2013 -  deve riferirsi a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato. Nell’abitazione dell’imputato si svolgevano fasi significative della vita privata della donna e tale dovevano ritenersi anche quei momenti di intima affettività intercorsi con la sorella. La vittima, secondo i giudici di legittimità, era fiduciosa della tutela della sua privacy proprio perché si trovava in un luogo nel quale si svolgevano episodi significativi della propria “vita privata”; conseguentemente era particolarmente esposta e vulnerabile nei confronti di un comportamento subdolo e sleale tenuto dalla persona a cui era affettivamente legata. Ricorso respinto, dunque, e condanna alle spese di giudizio.

 

 
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