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La causa non va come sperato e lui tenta di defenestrare l’avvocato

Casi Giudiziari

La causa non va come sperato e il cliente cerca di buttare giù l’avvocato dal balcone, impedito nella conclusione solo dall’intervento dei collaboratori di studio della professionista. Il difensore, una brillante avvocatessa civilista, aveva informato l’uomo dell’andamento di un’esecuzione civile intrapresa per il recupero di un credito e quest’ultimo, scontento e furibondo, facendo irruzione nello studio  e proferendo minacce, aveva tentato di strangolarla e di buttarla giù dal balcone. L’uomo, condannato nei primi due gradi di giudizio a 4 anni e dieci mesi di reclusione, ricorre in Cassazione sostenendo di essere stato in realtà lui stesso vittima dell’avvocato per essere stato violentemente allontanato dallo studio, comunque negando la fattispecie criminosa del tentato omicidio, dovendosi se mai qualificare la condotta come lesione personale ex art. 582 c.p. , peraltro fomentata dalla disperazione generata dall’andamento della vicenda giudiziaria. Ma i Giudici di legittimità non credono alla “rilettura” che della vicenda fornisce l’imputato e confermano le pronunce di merito; per tutta la vicenda – evidenzia la Cassazione – l’uomo ha ripetuto l’espressione “ti ammazzo”, per cui, se il di lui stato di esasperazione esistenziale da un lato è chiave di comprensione soggettiva, dall’altro è sintomatico di una volontà decisamente risolutiva, definitiva, non meramente lesiva”. Di fatto, seppur animato da sentimenti di frustrazione, l’uomo voleva uccidere il suo difensore. Ricorso respinto, dunque, e condanna alle spese processuali.

 
 
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