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Solo un’apposita consulenza tecnica può escludere il danno morale

Casi Giudiziari

 Anche i minori vittime della colpevole negligenza dei medici hanno diritto al risarcimento del danno morale, sebbene afflitti da gravi e pregiudizievoli  deficit psico-motori. Questo quanto statuito ma c’è da chiedersi se c’era bisogno di arrivare a tanto?!) dalla Suprema Corte nella con la sentenza dello scorso settembre (la n. 18641/2011),  quando era stata chiamata a pronunciarsi sul caso di un ginecologo condannato, in primo e in secondo grado, al risarcimento, monetizzato in oltre un milione di euro, a beneficio di un minore e dei suoi genitori per i gravi danni colpevolmente cagionati al piccolo al momento della nascita. Di fronte alle reticenze del ginecologo a riconoscere il danno morale al bambino per la  compromessa capacità di questo di percepire il dolore, i Giudici di legittimità hanno sentenziato che il risarcimento del danno morale può essere escluso soltanto quando risulti con certezza, all’esito di un’apposita consulenza tecnica, l’assoluta incapacità del soggetto a percepire il dolore e, quindi, il suo permanente irreversibile stato  totalmente vegetativo. Nello specifico gli Ermellini hanno  nettamente rigettato il ricorso del sanitario, considerando come inconcepibile negare la liquidazione del danno morale nei confronti di un bambino per il quale i  patimenti sofferti (tra i quali tertraparesi spastico-distonica di grado rilevante, notevole compromissione della partecipazione all’ambiente, notevole compromissione della capacità visiva e uditiva) si mostrano  tra i più gravi che la persona possa subire, per la concreta considerazione delle condizioni di vita del danneggiato direttamente derivanti dalle patologie insorte a causa dell’imperizia del medico. Così come elevatissimo è stato il danno riconosciuto ai genitori (euro 300 mila ciascuno) in ragione della gravità delle lesioni subite dal danneggiato, oltretutto in tenerissima età, ed in considerazione degli aspetti relazionali coinvolti, dalla perdita del rapporto parentale al conseguente sconvolgimento tellurico dell’esistenza, inteso come cambiamento di vita a causa della necessità dell’assistenza familiare comportante l’assoluto sacrificio dell’individuo verso il macroleso.

                               

 
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