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Operare chirurgicamente solo se necessario

Casi Giudiziari

Il medico deve operare con il solo scopo di tutelare la salute del paziente e non per incrementare il proprio stipendio. Un altro caso di malasanità quello deciso dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 33136/2011, che ha messo al bando le operazioni chirurgiche non necessarie sorrette dal movente economico e non dalla salvaguardia del bene primario della salute umana. Questo il caso di un cardiochirurgo di una clinica privata, che aveva operato numerosi pazienti senza alcun presupposto terapeutico o addirittura, talvolta, in assenza di valido consenso di questi. Con l’unico obiettivo di far incrementare il proprio stipendio, il primario aveva ritenuto prevalente su ogni altra valutazione – finanche quella della necessità terapeutica – l’esecuzione di interventi chirurgici, mettendo così in atto vere e proprie azioni lesive dell’incolumità umana, con la perdita di  ogni connotazione di intervento a svantaggio della salute delle persone che allo stesso chirurgo avevano affidato le proprie cure. Nello specifico la Cassazione, ricordando che il medico ha il dovere di intervenire solo nel caso in cui sul paziente sia riscontrabile una malattia che renda necessario l’intervento, dovendosi intendere per malattia un processo patologico evolutivo, necessariamente accompagnato da una più o meno rilevante compromissione dell’assetto funzionale dell’organismo, collega la responsabilità del sanitario sia a situazioni di interventi eseguiti contro la volontà del paziente, sia a casi in cui l’azione del medico non sia rivolta allo specifico fine terapeutico e non realizza alcun beneficio per la salute complessiva del malato.

 

 
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