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Delle cause troppo lunghe deve essere indennizzata anche la parte soccombente

Casi Giudiziari

Il diritto all’equa riparazione di cui all’art. 2 L. 89/2011 (legge Pinto) spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti. Così si è espressa La Cassazione in una recentissima sentenza (Sez. VI 09.01.2012 n. 35), con la quale la Suprema Corte era stata chiamata a decidere del ricorso presentato davanti alla Corte d’Appello di Bologna per ottenere l’indennizzo da un processo durato oltre 13 anni; tale ricorso era stato respinto in quanto presentato dalle parti che erano risultate soccombenti, essendo stata la propria domanda ritenuta infondata. Secondo gli Ermellini, invece, l’equo indennizzo, laddove il processo abbia una durata, complessivamente considerata, superiore ai 10 anni – termine oltre il quale la norma fa scattare il diritto alla riparazione – deve essere riconosciuto anche alla parte non vittoriosa, a meno che non si tratti di lite temeraria, ovvero a meno che la parte non abbia agito in giudizio con specifico intento guerrafondaio o abbia resistito strenuamente al solo fine di conseguire l’indennizzo in questione. Specifica la Corte, tuttavia, che dell’esistenza di tali situazioni, costituenti abuso del processo, deve comunque sempre fornire prova puntuale e circostanziata, non essendo sufficiente la deduzione che la domanda della parte sia stata dichiarata manifestamente infondata. Duro colpo per il Ministero dell’Economia e delle Finanze , condannato al pagamento della somma di € 6.500,00 per ogni ricorrente, oltre agli interessi e alle spese del giudizio di merito e di Cassazione.

 

 

 
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