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Vietato spettegolare in ufficio sulla priva privata dei colleghi

Casi Giudiziari

La persona che per rancore diffonde notizie sui rapporti personali tra colleghi commette il reato di diffamazione, violando, inoltre, la privacy dell’interessato. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza dello scorso dicembre, la n. 44940/2011, con la quale gli Ermellini hanno confermato la pronuncia della Corte di Appello di Torino, relativa al caso di un cliente di una banca, che, interessato ad un’impiegata dell’istituto, aveva ricevuto un sms anonimo che lo informava della relazione che la donna stava intrattenendo con un suo collega sposato. Con il pretesto di risalire all’autore del messaggio, il cliente aveva un’agenzia investigativa di svolgere indagini sulla vita privata della ragazza, acquisendo informazioni riservate. Il cliente e la titolare dell’agenzia erano stati condannati dal Tribunale di Torino – con successiva conferma della Corte d’Appello -  per i reati di acquisizione e raccolta illecita di dati sensibili nonché acquisizione e comunicazione di dati personali relativi alla vita privata e alla sfera sessuale dell’impiegata, cagionandole nocumento; inoltre, il solo cliente era stato condannato anche per diffamazione aggravata.

La Suprema Corte rigetta i motivi di ricorso di entrambi gli imputati, riconoscendo che questi avevano violato la privacy della persona offesa, dal momento che avevano esercitato abusivamente controlli sulla stessa, carpendole informazioni sulla sua vita privata e diffondendo tali notizie presso terzi, causandole così nocumento. Il trattamento dei dati personali – specifica la Cassazione – effettuato da un soggetto privato per fini esclusivamente personali è soggetto alle disposizioni della normativa sulla privacy. Inoltre, l’aver diffuso, all’interno del ristretto ambito lavorativo, la notizia dell’esistenza di una relazione, sentimentale e sessuale, clandestina tra i due impiegati aveva acquistato valenza diffamatoria, poiché, sebbene la relazione adulterina fosse attribuibile solo all’uomo sposato, la riprovazione sociale avrebbe colpito entrambi i partner, come di fatto è accaduto, quando è diventata oggetto di malevolo pettegolezzo. Comunque, il fatto che uno dei due avesse voluto mantenere segreta la relazione con il collega, costituiva prova del fatto che entrambi si sarebbero ritenuti danneggiati dalla diffusione della notizia, come di fatto verificatosi.

 

 
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