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Allontanarsi pochi minuti senza timbrare: condanna del dipendente infedele

Casi Giudiziari

L’essersi allontanato dal posto di lavoro, anche solo per pochi minuti, non giustifica il dipendente pubblico che non timbra il cartellino. Lo ha statuito la Seconda Sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n 25781/2012, affermando che le assenze non giustificate dall’ufficio, anche se brevi, sono da censurare non tanto per il danno economico cagionato all’ente, in questi casi spesso davvero modesto, quanto per la violazione dei doveri del dipendente pubblico, che è tenuto ad esercitare le sue funzioni con disciplina ed onore.

Questo il caso di alcuni dipendenti della Soprintendenza per i beni culturali della Regione Sicilia, condannati dalla Corte d’Appello di Palermo a tre mesi di carcere per truffa aggravata perché beccati, durante alcuni controlli, assenti ingiustificati dal posto di lavoro. A nulla è valsa la difesa degli imputati, che aveva puntato tutto sull’inoffensività della condotta, essendosi questi allontanati dall’ufficio solo una volta ciascuno e per non più di mezz’ora. Specifica la Corte, infatti, che la deduzione difensiva, nel senso di rinvenire nella fattispecie la figura del reato impossibile per il modestissimo periodo di tempo di assenza dall’ufficio, omette di rilevare che la condotta si inquadra nel contesto del servizio pubblico e non può essere circoscritta solo al danno economico, seppur modesto, cagionato all’ente. Questo perché – sentenziano i Giudici di Legittimità – la violazione del dovere del dipendente pubblico in funzione dell’adempimento delle sue funzioni e del suo servizio con disciplina ed onore, specie in un contesto che segnala molteplici manifestazioni di abitudini distoniche ai doveri istituzionali, non può certo depotenziarsi a tal punto da poterlo ritenere del tutto inoffensivo.

 

 

 
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