Le campane di Perugia
| Cultura e Società |
E’ l’alba, si sente un suono lontano, poi a questo risponde un altro più vicino e poi un altro ancora: è il mattutino. Le campane un tempo scandivano la giornata e i ritmi del lavoro quotidiano.
Il mattutino appunto fungeva da sveglia, in campagna indicava che era giunto il momento di scendere nell’aia per dar da mangiare agli animali: mucche, polli, maiali, oche e quant’altro ci fosse presente. Una rapida colazione e poi iniziava il lavoro nei campi che durava fino al suono del mezzodì, quando, all’ombra di una pianta, giungeva il ristoro e un piccolo riposo per poi ricominciare il lavoro fino all’Ave Maria che sanciva la fine della giornata lavorativa. Tutti tornavano a casa dove ad attenderli c’era il pasto serale, la riparazione degli attrezzi, il racconto della giornata e poi a letto che il giorno dopo si ricominciava.
Nelle città le ore erano scandite allo stesso modo, ma lì il lavoro era diverso. Il forno era già in attività da parecchie ore, il pane doveva essere pronto per la prima mattina, gli artigiani preparavano il lavoro della giornata: i conciatori, i fabbri, gli scudellari, i calzolai e tutta quella variegata moltitudine di arti e mestieri che erano la spina dorsale delle città.
Le campane suonavano scaglionate perché non sempre le Messe iniziavano alla stessa ora, ma tutte rispettavano le tre scadenze giornaliere, ed essendo tante il suono giungeva ovunque nella città.
Il seicentesco campanile della Cattedrale sorge poco distante da dove era quello più antico di forma quasi cilindrica un dodecagono per la precisione, secondo la tradizione la base fatta di grandi blocchi di travertino è probabilmente un manufatto di origine etrusca, custodiva addirittura il sepolcro del mitico fondatore di Perugia: Euliste e di sua moglie Paliandona. Sotto al campanile si riuniva il consiglio dell’Arengo per le deliberazioni di pace o di guerra, là si incontravano le autorità civili e religiose in un connubio inscindibile: la cittadella sacra e la vita sociale e politica cittadina si confrontavano, si alleavano o si combattevano.
Anticamente aveva sulla sua cima un gallo di bronzo che fu fatto dorare a spese del Comune nel 1290 e che, come si sa, attirava tutti i fulmini di passaggio e dai, dai il più delle volte questi provocavano non pochi danni tanto che nelle cronache del 1395 si legge che un fulmine scaricò buona parte del campanile. Ci mise lo zampino anche l’Abate di Monmaggiore quando costruì la Fortezza di Porta Sole distruggendo anche parte della chiesa e i sepolcri dei Papi che morirono a Perugia di morte più o meno naturale, anzi molto meno naturale. Quello attuale fu costruito fra il 1606 e il 1612 e il 24 luglio suonarono per la prima volta le quattro campane: sulla maggiore è riportato l’anno di fusione 1680, il nome del suo autore e l’immagine della Madonna coronata di sette stelle, la seconda fu rifusa nel 1769 ed era chiamata della “Lunga” perché suonava il mattutino per mezz’ora, la terza risale al XIV secolo e la quarta è una campanella detta la “Squilletta”. Quest’ultima suonava insieme alle altre nelle grandi occasioni, ma, quando la si sentiva la sera dopo l’Ave Maria ricordava che il giorno dopo era vigilia e digiuno e, durante la quaresima indicava con il suo suono le ore in cui i debitori potevano uscire in pubblico senza timore di essere perseguitati dai loro creditori. Questo privilegio fu abolito nel 1816. Chissà se fosse stato in vigore ancor oggi!
Davanti alla Cattedrale abbiamo il Palazzo dei Priori, il potere civico che si contrappone a quello religioso, la torre campanaria più antica fu eretta tra il trecento ed il quattrocento ed era formata, secondo le cronache dell’epoca, da una cella sorretta da quattro grossi piloni ottagonali a fasce di pietra bianca e rossa, il coronamento era merlato e il vessillo era in ferro battuto. La base era affiancata da due ali anche esse merlate e coronate da gocciolatoi scolpiti a forma di teste mostruose per lo scarico delle acque piovane. Sicuramente doveva essere molto bella ma fu demolita perché pericolante a causa dei frequenti fulmini e delle vibrazioni delle campane. Al suo posto abbiamo l’odierna torre campanaria che risale al 1569 e che, onestamente, non è il massimo della bellezza.
Le sue campane non ebbero una grande fortuna, i fulmini si accanirono spesso su di loro rompendole in più riprese. Una di queste sembra provenisse dalla distrutta Fortezza di Porta Sole e forse l’Abate di Monmaggiore lanciò un anatema contro la città che l’aveva scacciato attirando fulmini a non finire. La più grande fu fusa nell’aprile del 1388 al posto della vecchia rotta e stonata che avrebbe offeso le orecchie venerabili di Urbano VI in occasione della sua venuta in città, la seconda fu fusa il 1 ottobre dello stesso anno ma nel 1478 fu necessario fonderla di nuovo perché rotta da un fulmine. Suonava le ore e, per indicare il tempo degli esercizi scolastici, tre ore e di seguito due ore prima di notte e la mezzanotte. Lo stesso destino toccò ancora alla prima alla quale un fulmine spezzò l’orlo lasciandola per lungo tempo con la fenditura e con un suono aspro e poco gradito. Probabilmente fu questo che spinse, nel 1816, un certo Teodoro Zucchetti a proporre ai Magistrati di segare l’orlo lesionato per renderlo di nuovo decoroso. Così fu e finalmente la campana ebbe un suono degno, robusto e chiaro. La parte tolta fu incastrata in uno dei piloni del campanile: sarebbe interessante sapere se c’è ancora. Da quel momento, riacquistata la sua voce autorevole iniziò a suonare l’Ave Maria, il Mezzogiorno e la Sera al posto della seconda campana. La terza, molto più piccola, fu anch’essa condannata ad essere rifusa nel giugno del 1702. Una campanella suonava tre ore prima di notte per chiamare al lavoro le persone che erano addette al servizio dei Magistrati che abitavano nel Palazzo.
Oggi la più grande detta dai perugini il Campanone, suona ogni qual volta si riunisce il Consiglio Comunale, quando esce il Sindaco per doveri istituzionali e il giorno della festa del Corpus Domini quando il baldacchino che copre il Santissimo portato dal Vescovo esce dalla Cattedrale e smette solo quando non lo vede più cedendo il passo alle campane di San Domenico e di Sant’Ercolano. Noi perugini siamo così affezionati a questo suono che se venisse a mancare credo che, oltre ad andarsene una parte importante della nostra storia, potremmo anche ribellarci.
Nel 1464 fu iniziata la costruzione del campanile di San Domenico uno di più belli della città, aveva due ordini di finestroni con splendide trifore e sulla sommità un ampio cornicione quadrato con agli angoli quattro statue e faceva da base ad una piramide sormontata da una palla dorata e alla sommità una croce. La sua bellezza la si può ancora vedere raffigurata negli affreschi del Bonfigli nella Cappella dei Priori. Su questo cornicione, alto 80 metri, la sera saliva un soldato, il tamburino, e suonando dava il segnale del cambio alle guardie della città. Nel 1545 fu demolita la piramide perché ostacolava il tiro delle artiglierie della Fortezza Paolina, ma forse influì anche una questione statica essendo tutto il complesso: chiesa, campanile e convento costruito non sul tassello mandorlato, il terreno sul quale sorgeva la città ma su uno dei rari banchi di argilla, bellissima, pura ma instabile che rese precario il complesso tanto da costringere poi il Maderno a metter mano alla chiesa abbassandone la volta e creando grandi pilastri che fasciarono le snelle colonne gotiche, ma di questo parleremo in un’altra occasione. La precarietà del terreno e le vibrazioni delle campane influirono non poco alla decisione di abbassare l’altezza del campanile la cui base era ancor più instabile essendo edificata sopra una cappella della chiesa.
La campana più antica della città è quella che si trova nella chiesa di Santa Teresa dei Carmelitani Scalzi, proveniva dalla chiesa di San Bartolomeo di Porta Eburnea e reca incisa la data 1228.
La chiesa di Santa Maria Nuova, fu concessa ai Monaci Sivestrini nel 1296 con jus patronato e rimase loro, con alterne vicende, fino al 1568 quando furono costretti a lasciarla ai Serviti che avevano perso la loro chiesa, Santa Maria dei Servi appunto, distrutta per la costruzione della Rocca Paolina. Certo, questa cessione non fu indolore, la sola chiesa di San Fortunato che ricevettero in cambio, anche se faceva capo ad una ricca parrocchia, era molto piccola rispetto all’altra.
Nel restauro di Santa Maria Nuova sembra mettesse mano anche l’Alessi, soprattutto nell’edificare il bellissimo campanile dotato di cinque belle campane due delle quali, la seconda e la quarta trasferitevi dal campanile di Monte Morcino nell’aprile del 1822. Insomma, i Serviti si “servivano” volentieri a scapito degli altri e questo fece nascere nell’arguzia dei veri perugini, che in fatto di ironia non li batteva e non li batte a tutt’oggi nessuno, un dialogo fra le campane di Santa Maria Nuova e di San Fortunato.
I suoni si succedevano a pochi minuti l’uno dall’altro, la prima potente, grazie anche al gran campanile suonava solenne: don don don don don don… la seconda con campane più piccole rispondeva: didin dindin, didin dindin. Ed eccole trasformate in parole:
I Serviti: Le donne del borgo son tutte put… beh, la conclusione a voi,
I Silvestrini: chi tel pol dì, chi tel pol dì.







