
Mentre continuano le nostre difficoltà finanziarie, testimoniate dalla caduta libera di Piazzaffari e dalla risalita dello spread sui titoli di Stato, alcuni osservatori stanno cominciando a nutrire parecchi dubbi in merito ai calcoli del governo Monti, soprattutto sul quel raggiungimento del pareggio di bilancio che sembra sempre più chimerico.

Chiunque appartenga al consorzio civile non può ammettere la violenza come strumento di pressione democratica, e per questo motivo i recenti atti, in gran parte dimostrativi, che hanno per oggetto Equitalia vanno assolutamente condannati. Nondimeno, sul piano della dialettica, occorre fare sconti ad uno Stato fiscale estorsivo che non sembra conoscere limiti alla sua inarrestabile espansione. E se consideriamo che il vero parametro per misurare il livello della pressione tributaria allargata dovrebbe essere quello della spesa pubblica, ossia la quantità di risorse controllate dal sistema politico-burocratico, dobbiamo dire che in questo momento i cittadini italiani stanno peggio dei tristemente famosi kulaki sovietici, ai quali -nella prima fase della collettivizzazione forzata delle campagne- il regime prelevava forzosamente metà del raccolto. Da noi, oggi, lo Stato è arrivato a spendere il 54% del Pil. Nei fatti, in alcuni settori economici, il prelievo effettivo raggiunge il 60/70% dei redditi lordi. Una mostrosità tale da che trasforma il concetto di leale contribuzione ad una forma intollerabile di esproprio.
Come era prevedibile che accadesse nell'ambito di una crisi tanto profonda, le parziali elezioni amministrative del 6 e 7 maggio scorso hanno prodotto un vero e proprio terremoto politico, dalle conseguenze future ancora molto imprevedibili. Come ho già avuto modo di scrivere, ci troviamo in una situazione analoga a quella che nel 1992 portò alla deflagrazione della cosidetta prima Repubblica, ma con una sostanziale differenza: in questo momento la disillusione e il pessimismo sembrano ancora più profondi e radicati in buona parte del corpo sociale. Da qui nasce quel fenomeno di protesta che trova nell'anti-partitismo (e non anti-politica come erroneamente si continua a sostenere) di Beppe Grillo il referente più credibile. Anti-partitismo il quale, pur non esprimendo alcun progetto chiaro e coerente, fonda il proprio consenso trasversale proprio sul fallimento dei partiti tradizionali, ritenuti da una massa crescente di cittadini incapaci di offrire una adeguata risposta alla grave crisi del momento.
In merito al tormentone del momento, legato alla cosiddetta spending review, mi viene in mente una battuta di un famoso film con John Travolta, "La figlia del generale": <<caro sergente, ci sono tre modi per risolvere un problema; il modo giusto, il modo sbagliato ed il modo militare.>>
Ora, sul piano dei tagli alla spesa pubblica all'interno di un sistema democratico, il modo militare, ovvero quello di usare l'accetta, è possibile solo nel caso di una guerra o di un effettivo fallimento dello Stato. Fino ad ora, e la linea sembra continuare sotto il governo dei tecnici, è stato perseguito il modo sbagliato. Si è, infatti, tentato di razionalizzare il funzionamento della enorme macchina politico-amministrativa in tutte le sue infinite articolazioni, senza però metterne in discussione l'ampiezza e le competenze. Ciò, molto in sintesi, non può che ridursi ad un magro tentativo di risparmiare sulle matite e sulla carte per le fotocopie, poichè il grosso delle uscite delle Stato, al netto delle pensioni e degli interessi sul debito, finisce in stipendi, consulenze e sovvenzioni a molti carrozzoni che lasciati nel mare magnum del mercato sarebbero rapidamente costretti chiudere i battenti. E se così stanno le cose, l'unico modo -quello giusto- per risolvere il problema è quello di una sostanziale riduzione del perimetro statale, tagliando gradualmente i rami secchi di un sistema pubblico ipertrofico. Si tratterebbe quindi, senza licenziare nessuno, evitando pericolose derive sociali, di eliminare e/o ridurre alcune competente pubbliche, riducendone le relative piante organiche man mano che i vari addetti vengono mandati in pensione. Prendiamo il caso della scuola, in cui appare evidente anche ad un cieco che vi è una presenza sovrabbondante dei cosiddetti bidelli.
E' abbastanza fisiologico che di fronte ad ogni grave crisi la cosiddetta antipolitica torni a far sentire il suo sinistro ruggito. Così come accadde nel secondo dopoguerra col Fronte dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, attualmente è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo a raccogliere il maggior consenso su una, a mio avviso, apparente battaglia antipartiti ed antisistema. In realtà, al di là di qualche sfumatura, la linea seguita dal popolare comico si può facilmente riassumere in una frase: sostituire l'attuale classe politica con persone provenienti dal basso, ritenute quest'ultime -non si capisce bene in virtù di cosa- dotate di quella moralità e rettitudine che diffettano ai nostri politici di professione. Politici di professione i quali, si deduce da ciò, proverrebbero da Marte e non sarebbero invece, come il buon senso porterebbe a ritenere, una pura e semplice emanazione del relativo tessuto sociale. Come dire, secondo un detto molto conosciuto, che ogni popolo ha il governo che si merita.
La notizia è curiosa, visto il periodo di crisi economica e la difficoltà a trovare i mutui per la prima casa. La Giunta regionale, con delibera 1063/2011, ha destinato 4.500.000 di euro a giovani coppie per l’acquisto della prima casa stabilendo criteri e procedure per beneficiare di tale sostegno economico. Con Determinazione dirigenziale n.7012 del 30/09/2011, è stato approvato il bando e il modello di domanda per la concessione dei contributi, fino ad un massimo di € 30.000,00 a nucleo familiare, per l’acquisto della prima casa.
Il bando, pubblicato nel B.U.R. n.44 del 07/10/2011 è rimasto in vigore fino al 05 gennaio 2012, periodo entro il quale dovevano essere inviate le domande da parte dei richiedenti. Alla scadenza del bando le domande trasmesse dai richiedenti sono risultate 104, per un impiego di risorse inferiore al budget programmato. In pratica 3.120.000 euro impegnati. La Regione, a questo punto, ha deciso di destinare il milione di euro avanzato al Fondo di Garanzia Gepafin, finalizzato alla riduzione dei tassi di interesse sui mutui ipotecari contratti dai richiedenti con gli Istituti bancari convenzionati.
Sorge spontanea una domanda. Cosa c’è che non funziona? Le procedure? La somma messa a disposizione? I requisiti? Le tasse del Governo Monti sulla casa? E’ abbastanza strano infatti che, con tutte le difficoltà che hanno le giovani coppie a contrarre i mutui per la prima casa, le domande siano state inferiori alla disponibilità economica messa in campo dalla Regione.
|
|