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L'Analisi

Sentenza Deserto, per l'avvocato Zaganelli la sua assistita non ha colpe

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'Tiziana deserto entra in carcere da innocente'. Lo sottolinea il legale della donna, Gianni Zaganelli che la difende dal 2004, anno in cui fu accusata di concorso nell'omicidio della figlioletta, Maria Geusa, con Giorgio Giorni, imprenditore di San Sepolcro, in carcere con una condanna all'ergastolo. Ieri la Corte di Cassazione ha espresso la condanna per la donna a 15 anni di reclusione, escludendo l'aggravante della crudeltà  che potrebbe far sì che negli anni che la Deserto dovrà passare in carcere le possa essere concesso un trattamento non troppo severo.  Oggi Tiziana Deserto è finita in manette. Sconterà la pena nel carcere di Lecce. Si è presentata spontaneamente ai carabinieri che le hanno notificato l'ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura Generale di Perugia. Maria Geusa fu uccisa all'età di due anni e sette mesi. Viveva con i genitori in un appartamento alle porte di San Giustino. La notizia dell'assassinio fece subito il giro delle cronache e dopo un breve periodo di indagini i carabinieri condussero alle manette l'imprenditore Giorgio Giorni,  datore di lavoro del marito di Tiziana Deserto, Massimo Geusa, e amante della donna. Dopo poco tempo fu anche lei coinvolta nelle indagini per concorso nell'omicidio, sostenendo, gli inquirenti, che avesse affidato la figlia all'amante che la uccise, preso da un raptus di follia, e che lo avesse aiutato ad insabbiare il fatto. La Deserto si è sempre proclamata estranea alle accuse, è stata indagata e processata a piede libero.
“Immagino – spiega l'avvocato Zaganelli – che sia stata una sentenza sofferta perché la corte è stata in camera consiglio oltre ventiquattro ore. La Deserto che, a mio avviso è completamente innocente, è stata uccisa una seconda volta, la prima in con la sentenza in appello e la volta seconda ieri”. “Non capisco una cosa – prosegue l'avvocato - hanno tolto alla Deserto l'aggravante della crudeltà, dunque  l'hanno assolta dai maltrattamenti. Non mi spiego come la Corte, che ha attribuito alla donna un atteggiamento amabile e affettuoso con la figlia escludendo la crudeltà, possa aver ritenuto che la stessa  possa averla ceduta a Giorgio Giorni, che poi l'ha uccisa, prevedendo anche che la uccidesse. Comunque è una sentenza che io rispetto sempre. Non rimane che leggere le motivazioni”.

 

Scontri nel centro di Perugia, il punto dei commercianti

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Dopo gli scontri dell'8 maggio scorso i perugini non ci stanno più e, se interpellati, raccontano liberamente e senza alcun timore il disagio di vivere nel centro storico di Perugia, adesso. Non basta il pugno duro annunciato e messo in atto dalle Istituzioni, nel 'the day after' la maxi rissa tra pusher, a placare le polemiche e a far tornare la tranquillità tra la gente che vive, lavora e frequenta, quello che un tempo era considerato il salotto buono della città. Raccontare da cronisti le opinioni dei perugini e dei commercianti è facile, in tanti, tutti, hanno un'opinione sulla situazione della sicurezza. Da qui comincia il nostro viaggio tra la gente e i negozianti. Ci imbattiamo in un'anziana titolare di un negozio di frutta ai piedi di via dei Priori, attività storica in quella zona, che ci racconta degli innumerevoli furti subiti negli anni, specialmente gli ultimi. Non meno di sabato scorso è stata derubata nel suo negozio da due persone. In un'occasione ha dovuto consegnare quanto aveva in cassa, dopo essere stata minacciata con un'arma. In un'altra i ladri l'hanno messa in un angolo, sono andati dietro al banco e le hanno preso i soldi. La donna ci dice di essere stufa e stanca. Gestisce il negozio di frutta da cinquanta anni e ad agosto chiuderà i battenti. "Perché?" le chiedo, "chiudo perché ho paura e non posso più andare avanti così. Sono anziana e qui davanti non vedo mai passare le pattuglie per controllare. Preferisco stare a casa". Ci sono anche altre testimonianze di esercenti che non ce la fanno più.

 

Le Comunità Montane abolite? Ci costano ancora € 1.376.595,00

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Pensavate di esservene liberati? Eravate sicuri che non si sarebbe vista più l’ombra delle Comunità Montane in Umbria? Errore! La delibera 384 del 2012 della Giunta regionale parla chiaro. 
“Le Comunità montane, sciolte e commissariate ai sensi – rispettivamente – degli articoli 63 e 64 della L.r. 18/2011 continuano tuttora a svolgere le funzioni di cui erano titolari prima della soppressione, in attesa del subentro delle costituende Agenzia forestale regionale ed Unioni speciali dei comuni.”
Quindi? Quindi gli stipendi devono essere pagati e così le spese di funzionamento.  Dove si prendono i soldi ? Dal Fondo di cui Fondo di cui al cap. 4172 del Bilancio regionale anche se la norma finanziaria di cui all’art.75 della L.r. 18/2011 destina il Fondo medesimo alle Unioni speciali di Comuni ed all’Agenzia forestale in ragione principalmente dell’assorbimento del personale della funzione pubblica in servizio alle Comunità montane.
Nel leggere la delibera si nota un certo “imbarazzo” pure da parte di chi la scrive: infatti dice:
“In effetti, fintanto che il personale resta in carico alle Comunità montane,  è del tutto ragionevole – oltre che condizione di fatto indispensabile -   provvedere all’erogazione agli enti soppressi di un dodicesimo del Fondo gestione per ogni mensilità maturata.”
 

Crisi e suicidi, l’Adiconsum chiede "comprensione" alle banche.

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La crisi e la recessione sono da tempo sulla mente e sulla bocca di tutti. Ma da qualche tempo un altro “brutto” pensiero si è unito ad essi, e cioè quello relativo ai lutti delle famiglie di imprenditori, lavoratori e consumatori che, stretti alla gola dalla crisi, hanno deciso di farla finita e passare davvero a “miglior vita”. 

 

C’era una volta la Malacucina

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Malacucina, nome che evoca cucine buie, maleodoranti, fuligginose, piene di polvere che si deposi-tava sui cibi rendendoli di un sapore aspro, impastato di chissà quali alchemici ingredienti, retaggio di un medioevo che aborriva le “mollezze” pagane e proclamava l’austerità cristiana. Ebbene no! Non si riferisce a questo, anche se… indicava uno stile di vita, vecchio come il mondo. Era il lontano 1388, un periodo molto turbolento, le città non erano sicure a causa delle peggiorate condizioni di vita che derivavano da vari fattori quali: i violenti terremoti; le tensioni sociali dovute alle lotte per il potere che coinvolgevano non solo i nobili ma anche il popolo che parteggiava ora per l’uno, ora per l’altro; la peste nera che decimò la maggior parte della popolazione. Molte persone caddero in miseria aumentando il gran numero di mendicanti, emarginati, malati e … prostitute, at-torno alle case di queste ultime proliferavano le risse, le ingiurie, i ferimenti, gli omicidi, i furti. Si rendeva perciò necessario radunare queste “signore allegre” in un unico luogo soprattutto per l’esigenza di poter esercitare un controllo fiscale, giudiziario e igienico, e di ordine pubblico, fu così che il Magistrato perugino che gestiva la “Gabella del Bordello”, scelse un vicolo che scorreva pa-rallelo tra corso Vannucci e piazza Matteotti, che iniziava dal rimbocco dei Pollaioli chiamato anche via della Chiavica (oggi via Fani) fino al rimbocco di Santa Maria del Mercato (oggi via Mazzini) al quale fu dato appunto il nome di Malacucina.

 

Crisi senza fine e i suicidi si moltiplicano

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E’ triste dirlo ma in questo lungo periodo di crisi gli unici due indici che hanno il segno più sono quello, ormai celebre, dello spread e quello relativo ai suicidi delle cosiddette “vittime” della crisi. E purtroppo nessuno di questi due indici ci fa sorridere, anzi. In questi giorni poi in cui Equitalia sta mandando le cartelle esattoriali, le morti per suicidio da indebitamento stanno aumentando ad un ritmo a dir poco preoccupante. Basti pensare alle tragedie accorse nelle ultime 24 ore. A Napoli un uomo di 72 anni si è sparato dopo che in casa  è arrivata l'ennesima cartella di Equitalia, e ora è gravissimo, in ospedale. A Enna un padre di famiglia di 47 anni, precario, si toglie la vita alla notizia di una riduzione dell'orario di lavoro. 

 
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